Giovannino Agnelli: Una straordinaria, disarmante normalità

Umberto Agnelli con il figlio Giovannino . – LaPresse Torino/Archivio storico)

UNA STRAORDINARIA, DISARMANTE NORMALITA:

Giovanni Alberto Agnelli “Giovannino Agnelli”

Un delfino che non è mai diventato re. Una storia bella diventata improvvisamente tragica. Giovanni Alberto Agnelli, l’ erede di Umberto era destinato ad assumere la presidenza della Fiat. Sarebbe stato il terzo Agnelli destinato a sedere sul trono della più potente dinastia industriale italiana, dopo il bisnonno capostipite e l’ Avvocato. Giovannino, come lo chiamavano in famiglia e gli amici, è arrivato vicino a quella soglia, l’ ha sfiorata. Poi, in un giorno di primavera, il destino lo ha dirottato su un’ altra strada senza ritorno. E l’ ufficio di presidenza della Fiat si è trasformato nella fredda stanza di una clinica newyorkese e poi in sofferente degenza a casa del padre nel Parco naturale La Mandria. Giovannino, figlio di Umberto e Antonella Bechi Piaggio, era nato il 19 aprile del 1964. Predestinato al potere, come può esserlo un ragazzo che porta quel cognome, era di una normalità non comune,che lo distinguerà sempre dai rampolli del jet set internazionale. A cominciare dagli studi. Invece che i collegi esclusivi ed elitari frequenta il San Giuseppe, un istituto torinese guidato dai Fratelli delle scuole cristiane nel quale ha già studiato il padre.

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(Foto LaPresse Torino/Archivio storico)

Quando la madre si separa da Umberto e si trasferisce in America, dove sposa il conte Uberto Visconti di Modrone, lui la segue e si scrive alla Mc Callie Academy di Chattanooga, nel Tennessee, per poi proseguire alla Brown University di Providence, nel Rhode Island. Per il servizio militare è in Italia e sceglie l’ arma dei carabinieri. La definirà “una lezione di rigore”. L’ apprendistato in Fiat è un’ altra scelta che lo mette al riparo dal conformismo di quelle successioni scontate e per questo comode. Si fa assumere in incognito con il falso nome di Giovannino Rossi, indossa un tuta come un normale operaio, va alla Comau, emanazione dell’ impero di Mirafiori nel settore della componentistica. E’ un Agnelli, ma nessuno lo sa. E lui lavora e guarda come si lavora.

Un’ esperienza che ricorda con piacere ma senza la retorica del “mi sono fatto da solo”. Il cammino verso la presidenza Fiat è lungo, ma lui non inganna l’attesa negli ozi della jeunesse dorée nella quale sono parcheggiati molti giovani eredi degli imperi imprenditoriali italiani e internazionali. Ancora una volta segue la famiglia della madre, va a lavorare alla Piaggio e, dopo un tirocinio in Spagna, approda alla presidenza dello storico gruppo toscano. (…) Alle sue spalle, dietro una normale scrivania, fotografie della mitica Vespa, Gregory Peck in “Vacanze romane”, immagini della Juventus, dei Carabinieri. “Non c’ è molto da dire su di me” si schermisce. E invece, nonostante questa disarmante “normalità”, Giovannino, non ancora trentenne, è già un protagonista.

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Giovannino Agnelli su una Vespa nel 1996. (ANSA – ARCHIVIO – MASSIMO CAPODANNO / CD)

Presiede un gruppo da 2.500 miliardi che segue giorno dopo giorno con passione. E Torino? “Torino è lì. Io sono qui a Pontedera” scherza. E a Pontedera, in Val d’ Arno, vive nella bella casa della nonna materna, la signora Paola, alla quale è stato legato per anni. E’ orgoglioso di questa residenza nella tenuta “Varramista”: ulivi, vigneti, alberi da frutta, macchia mediterranea. E poi è vicino alla Piaggio dove va tutte le mattine con una Croma metallizzata. In quell’ estate di due anni fa esplode la notizia che, per la verità, circola da tempo negli ambienti di Corso Marconi e dintorni. A ufficializzarla sono Gianni e Umberto Agnelli in un’ intervista al settimanale economico francese “Le nouvel economiste”. Sembra un fulmine a ciel sereno nel pieno della stagione morta, a fabbriche chiuse, come dicono in Fiat. “Gli ho già messo un piede nella porta e gli ho detto che si deve preparare” dichiara l’ Avvocato. E’ quanto basta. Giovanni Alberto è candidato alla presidenza della Fiat, come successore dell’ autorevole zio.

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Da destra: Giovannino Agnelli, il padre Umberto, la zia Susanna, e lo zio Gianni. ANSA.it

Non lo ha mai lasciato trapelare, proprio per il suo carattere schivo e corretto, ma deve aver pensato in quei giorni che quella investitura avrebbe ripagato il padre Umberto di qualche amarezza e di qualche delusione. Umberto, infatti, a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, è stato ufficialmente il candidato alla presidenza Fiat. Ma per una ragione o per l’ altra questa promozione è poi sempre sfumata. Giovanni Alberto può farcela, la Famiglia spinge per una successione dinastica, lui entra a far parte del consiglio di amministrazione del gruppo. Tutto procede verso una nomination che sembra inevitabile. L’ investitura Fiat lo scaraventa di peso sui giornali di mezzo mondo. Ma lui difende la sua eccezionale “normalità”. Il suo amore si chiama Piaggio, quell’ azienda fondata dal nonno materno, Enrico, per costruire aeroplani e poi scooter. (…) Nei week end, quando posso, vado a sciare al Sestriere, è come tornare a casa, la casa del bisnonno e di mio padre. E poi lo stadio, la Juventus, la passione di famiglia”. Non ha molti amici, per sua ammissione. “Intendo dire amici con la A maiuscola. (…) Conoscenti tantissimi, amici meno. E’ attaccato alla Famiglia. “Mi piacciono le radici” confessa. “E mi piacciono soprattutto i capibranco”. L’ allusione è allo zio che regna in Corso Marconi. Ma lui ci tiene a farmi sapere che considera capobranco anche il padre Umberto. Ha ragione. Tra Giovannino e l’ Avvocato i rapporti ricordano quelli del vecchio senatore col giovane Gianni negli anni Trenta e Quaranta. Probabilmente è anche questa la ragione della sua investitura. Lo zio lo apprezza e gli distilla consigli che lui accetta e immagazzina per quando sarà ora. Se non ci fosse questo problema della presidenza sarebbe forse diverso, potrebbe dedicarsi di più a quelle cose che si fanno quando uno ha venticinque anni. Ma lui è costretto a crescere più in fretta. Non manca mai o quasi agli appuntamenti annuali, quelle feste che Margherita, figlia dell’ Avvocato, organizza nella casa di Villar Perosa o in qualche club esclusivo. E c’ è anche una sera dell’ ultimo inverno, appena una quindicina di giorni dopo il matrimonio (16 novembre 1996), a sorpresa con la eterea Frances Howe (conosciuta quand’erano entrambi studenti alla Brown), al Circolo del Whist nella torinesissima Piazza San Carlo. E’ la sua serata. Si parla di un’ altra riunione di famiglia, l’ occasione per far conoscere la bella anglo-americana che sorride al suo fianco e saluta imbarazzata. In realtà è un modo come un altro per ufficializzare, almeno tra parenti, l’ investitura a futuro presidente della Fiat. Per dire, ecco, sarà lui, senza equivoci.

Il 16 settembre 1997 nasceva la figlia Virginia Asya, nella clinica Pinna Pintor a Torino.

Il destino ha però scritto per lui un altro finale.

Giovannino Agnelli a causa di un male incurabile, il 13 dicembre 1997 a soli 33 anni sali in cielo.

credit – ©La Repubblica – Salvatore Tropea – 14 dicembre 1997

Giovannino Agnelli con lo zio Gianni -. LaPresse Torino/Archivio storico

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Pubblicato da Torino da Scoprire

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8 pensieri riguardo “Giovannino Agnelli: Una straordinaria, disarmante normalità

  1. Lo conoscevo. Ero uno degli amministratori delegati in Piaggio quando lui eta presidente. Avevo solo 4 anni piú di lui e ci sentivamo parte di un bellissimo progetto. La sua malattia ha cambiato anche le storie di molti di noi incluso la mia. Molti hanno lasciato Piaggio , ma di lui è restato un grande ricordo.

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    1. siamo stati studenti insieme a Brown University, negli anni 83-86, compagni di avventure e sogni. Erano gli anni di Azzurra in America’s Cup (Newport é a due passi da Providence) e di Platini alla juve e di Zico e Falcao nel campionato di noi Campioni del mondo. Giovanni per le partite piú belle prendeva il Concorde da JFK/NYC per andare a vedere la sua Juve. Studiavamo economia alla Rockefeller library, era il so default per destino, ma avrebbe preferito fare psicologia. “Only the good die young” (Billy Joel)

      Danny Alegi

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    2. Con Giovanni siamo stati studenti insieme a Brown University, negli anni 83-86, compagni di studi, avventure e sogni. Erano gli anni di Azzurra in America’s Cup (Newport é a due passi da Providence) e di Platini alla juve e di Zico e Falcao nel campionato di noi Campioni del mondo. Giovanni per le partite piú belle prendeva il Concorde da JFK/NYC per andare a vedere la sua Juve. Studiavamo economia alla Rockefeller library, era il so default per destino, ma avrebbe preferito fare psicologia. “Only the good die young” (Billy Joel)

      Danny Alegi

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  2. Grande perdita ,una morte sconvolgente che ha privato l Italia ,la Fiat di un giovane manager con un futuro straordinario,ha lasciato sconvolta la famiglia ,gli amici,gli estimatori non conosciuti ed io uno tra questi.RIP

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  3. Ho letto i commenti relativi a questo giovane talento (non posso chiamarlo diversamente) ed ha suscitato la mia ammirazione, allora. Oggi la figlia dovrebbe orgogliosamente continuare il cammino intrapreso dal padre e farsi valere con le sue potenzialita’ – nel campo che ritiene piu’ consono alle sue capacita’, non per forza nel campo dell’industria automobilistica – gli e lo auguro, ha avuto in grande padre e sicuramente sara’ una figlia e una persona con grandi capacita’.

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