Il mestiere piu’ antico al mondo a Torino

Nel XV secolo la prostituzione, oltre ad essere consentita, veniva gestita direttamente dal Comune con dimore stabili collocate vicino a Porta Pusterla (pressapoco l’attuale piazza Savoia).
Le meretrici avevano libera uscita il sabato ed il mercoledi, durante quei due giorni erano obbligate ad esibire un segno di riconoscimento, ovvero un nastro colorato affisso sulla spalla destra del corpo.
Verso la fine del secolo, Carlo Emanuele I obbliga le prostitute ad andare ad abitare nella parte periferica della città, in prossimita’ delle mura.
Non potevano oltrepassare la zona dell’attuale via Bertola, ove le donne esercitavano la propria professione, addescando i probabili clienti che si trovavano a passare di lì avvolgendoli con scialli ed enormi vesti.
Dalla prima meta’ del 1600, in citta’ venne proibita la prostituzione, seguì un altalenarsi di più o meno drastiche restrizioni, fino al periodo napoleonico, quando venne nuovamente concessa in maniera maggiormente controllata, per lo meno dal punto di vista sanitario.
Essendo i militari avezzi all’uso di tal mercato, il pensiero suggellato da un detto comune di allora era:
“Fa piu’ morti una prostituta malsana che un campo di battaglia”.
Con il ritorno dei Savoia ritorno’ il proibizionismo.
La Polizia sguinzagliata per i controlli operava a spron battuto, arrestando meretrici di ogni eta’.
La maggior parte avevano tra i 15 e i 30 anni, in una media spesso al di sotto, la maggior parte affette da malattie gravi e contagiose.
A meta’ dell’800 se ne contavano piu’ di 2000 e la zona di lavoro si dipanava nel quadrato racchiuso tra via Bertola, via Stampatori, via dei Mercanti e via Santa Maria.
Zona in auge fin oltre la meta’ del secolo scorso.
Nel febbraio del 1860, il Ministero dell’Interno emanò un nuovo regolamento per la prostituzione, denomnato “Regolamento Cavour”, che venne esteso a tutto il Regno d’Italia.
Riprendeva molte disposizioni dal Codice napoleonico, e le case dove si poteva praticare la prostituzione (denominate “case di tolleranza”) erano controllate dello Stato, tramite la Polizia.
I punti fondamentali del Regolamento Cavour erano:
Iscrizione (schedatura) delle prostitute
Visita medica periodica
Cura obbligatoria nei sifilocomi fino alla guarigione.
Il Regolamento Cavour rimase in vigore fino al 1888, sostituito dalla legge Crispi.
Con questa legge si proibirono la vendita di cibi e bevande, l’assembramento, i balli, i canti nei bordelli, e gli stessi proibiti nelle vicinanze di negozi, scuole e asili.
Si stabilì inoltre che le imposte sugli infissi dovessero rimanere chiuse, creando così l’espressione ancora attuale di “case chiuse”.
Le prostitute, infine, non erano più obbligate a registrarsi ufficialmente ma erano i luoghi a dover essere registrati.
Questo, fino al 1958, quando, la legge Merlin (ancora in vigore), divenne operativa il 20 settembre 1958. Questa legge, abrogò tutte le leggi precedenti in materia, vietando di fatto i bordelli, e creando il reato di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

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Pubblicato da Torino da Scoprire

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