La “spagnola” a Torino

Tra la primavera del 1918 e l’inverno del 1919, quando ancora era in corso la Prima Guerra Mondiale, una grave epidemia infettò 500 milioni di persone nel mondo, mietendo 50 milioni di vittime.
La grande influenza fu la prima pandemia ad entità mondiale, ed e’ rimasta alla storia come “spagnola”, in quanto i quotidiani Iberici, liberi da censure di guerra, furono i primi a poterne parlare.
I primi casi registrati in Piemonte avvennero nell’autunno del 1918, a Torino, in Val d’Ossola e a Aosta (allora provincia Piemontese).
L’insorgere della pandemia venne affrontata con ottimismo, come riprovano alcune testate giornalistiche del tempo.
Il governo non adottò nessuna misura preventiva, nessuna chiusura o limitazione, se non l’isolare i casi gravi in strutture adattate per la situazione.
Nel limite della conoscenza del tempo furono sperimentati numerosi vaccini, invano. 
I cosiddetti “rimedi della nonna” si proponevano ovunque…Canfore, agli, chinini, oli di diverso genere, bicarbonato.
Un rimedio diffuso nei paesi montani fu il latte corretto con grappa.
La prima ondata di contagi arrivò nella tarda primavera del 1918, si manifestò più blanda della seconda autunnale, per poi inasprirsi a partire da dicembre per un anno, fino all’inverno del 1919.
A Torino, nell’Ottobre del 1918 i morti arrivarono a essere 400.
Riportiamo alcune notizie (a cura di: civico20news.it) estrapolate dal quotidiano “La Stampa” del 1918:
La Stampa – Lunedì 22 luglio, pagina 2: “NOTIZIARIO ESTERO – L’istituto sieroterapico di Copenaghen ha accertato che il bacillo che caratterizza la cosiddetta malattia spagnola è identico al bacillo dell’influenza. L’epidemia continua a fare stragi. Gran numero di medici e infermiere ne sono colpiti”.
La Stampa – Martedì 24 settembre, pagina 2: lunga lettera di un medico, del quale non è riportato il nominativo, dal titolo “In tema d’influenza e di dissenteria”. Dopo una dissertazione generale sui sintomi dell’influenza, passa ad analizzare perché sia, nell’anno in corso, particolarmente grave: prima causa “in gran parte ai numerosi agglomeramenti, militari e operai”.
Il fatto che poi si sia diffusa notevolmente in una stagione inusuale è dovuto alla lunga siccità e alla sua diretta conseguenza: la polvere. “Polvere nelle contrade, polvere sui corsi, sotto i portici, sulle scale, negli appartamenti, sollevata a dense nuvole o subdolamente insinuantesi, visibile od invisibile …” per azione sia meccanica sia delle porcherie che trascina lesionerebbe ed infetterebbe le vie respiratorie.
Nell’attesa della pioggia “innaffiare, innaffiare, innaffiare generosamente, frequentemente, e poi spazzare non solo le contrade principali ed i corsi più centrali, ma anche gli angoli remoti …”, ricorrendo per ciò anche all’uso dei militari. Vietata la scopatura a secco.
Quanto alle precauzioni individuali, le solite: “vita regolata in tutto, astenersi dai convegni affollati, respirare il più che possibile soltanto per le nari, non trattenersi, senza vera necessità, nelle camere dei malati d’influenza, la più scrupolosa pulizia personale, con riguardo speciale pei fazzoletti, ecc., ecc.”, fiduciosi che l’infezione “sarà presto passata”.

(Ringraziamo per le immagini: Torino Piemonte Antiche Immagini, provvista di un vastissimo repertorio consultabile nella Pagina fb.)

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(Immagini di Torino Piemonte Antiche Immagini, provvista di un vastissimo repertorio consultabile nella Pagina fb )

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Pubblicato da Torino da Scoprire

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