L’ Anfiteatro “Augusta Taurinorum”

Costruito tra il I e il II secolo d.C. si presume fosse situato appena al di fuori delle antiche mura cittadine. L’anfiteatro ospitava manifestazioni di diverso genere, dagli spettacoli teatrali ai combattimenti tra gladiatori ed animali.
Di forma ellittica, con suolo in sabbia (per i combattimenti) era circondato da una gradinata dove il pubblico poteva accomodarsi. La prima fila veniva occupata dalle autorità e dai militari.
Pur non esistendo prove archeologiche, il legislatore “Guido Panciroli”, verso la fine del 1500 scriveva che “Fuor di Torino nella strada verso Pinarolo si vedono i vestigi di un Anfiteatro, se bene nò di quella perfettione dell’anfiteatro di Verona”.
Si deduce che l’anfiteatro sorgesse fuori dalla porta meridionale, la Porta Marmorea, proprio nel settore cittadino interessato dagli ampliamenti seicenteschi della “città nuova”, seguiti allo sfondamento delle mura realizzato nel 1587. Domenico della Bella, detto il Maccaneo, nel 1505, lo descriveva appunto fuori dalla porta meridionale.
Altre informazioni sull’esistenza dell’anfiteatro vengono da una pianta militare stilata alla fine del Cinquecento, dove è visibile un boschetto ellittico che corrisponderebbe alle rovine dell’edificio ormai occupate dalla vegetazione.
Si presume potesse essere collocato in corrispondenza dell’intersezione tra via Arcivescovado e via dell’Arsenale.
A testimoniare tale posizione, nel 1573, lo storico Emanuele Filiberto Pingone, colui che scrisse la prima storia di Torino, colloca l’anfiteatro fuori dalla Porta Marmorea.
Facendone risalire la distruzione al 1536, ad opera dei Francesi, che occupando la città la radono al suolo. Filiberto Pingone rinvenne nell’area dell’anfiteatro, ai suoi tempi paludosa, diversi reperti di matrice romana.

Pubblicato da Torino da Scoprire

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2 pensieri riguardo “L’ Anfiteatro “Augusta Taurinorum”

    1. L’unico edificio pubblico di Augusta Taurinorum di cui si abbia pieno riscontro archeologico è il teatro, mentre per gli altri sinora ci si è dovuti limitare alla formulazione di ipotesi. I numerosi studi e ritrovamenti del passato, sovente non supportati da metodologie scientifiche di indagine, oggi risultano solo parzialmente utilizzabili. Per contro, le ricerche effettuate negli ultimi decenni, alcune delle quali tuttora in corso, offrono contributi sempre più rilevanti, soprattutto per quanto concerne l’articolazione e l’organizzazione degli spazi interni o prossimi alla città, quali, ad esempio, la definizione ipotetica del rapporto tra parte pubblica e privata di circa 1 a 10 su un totale di 72 insulae. Ne sta emergendo un quadro sempre meno frammentario di pianificazione e di sviluppo urbanistico, in prevalenza riferibile ai primi due secoli dell’impero, che trova piena corrispondenza nella realtà storica, politica ed economica del Piemonte romano del medesimo periodo.
      L’ipotesi prevalente si riallaccia ad una consuetudine, quella di ubicare gli anfiteatri romani in posizione marginale rispetto all’abitato, sovente anche al di fuori delle mura (in risposta, si presume, ad una molteplicità di esigenze pratiche tra cui quella di evitare il congestionamento della città in occasione degli spettacoli), ma di facile accesso e, quindi, nelle vicinanze di una via di transito principale.
      Sull’anfiteatro di Augusta Taurinorum si possiedono alcune testimonianze letterarie, concentrate soprattutto nei secoli XVI e XVII: dal giurista Guido Panciroli, che dichiara di averne viste le rovine, allo storiografo Emanuele Filiberto Pingone che, a proposito della sua ubicazione, parla anche di un lago circondato da piccole alture. Questa seconda notizia farebbe presupporre, secondo il Grazzi, che “l’anfiteatro avesse sfruttato la situazione originaria del terreno, a valloni, allagatisi in assenza di manutenzione”. Peraltro due autori cinquecenteschi ne ricordano il degrado e la distruzione: il Maccaneo e il già citato Pingone. All’inizio XVI secolo, il Maccaneo, compiendo un evidente (quanto giustificabile, considerate le conoscenze dell’epoca) errore storico , ne attribuisce la distruzione ad Annibale, mentre il Pingone sostiene che i Francesi, dopo la conquista di Torino del 1536, rasero al suolo tutto ciò che si trovava fuori dalle mura, anfiteatro compreso.
      Tutta la documentazione storiografica citata è comunque concorde nel testimoniare che l’anfiteatro torinese sorgesse nell’area extramuranea meridionale oltre la Porta Marmorea, vale a dire la porta romana meridionale, ancora esistente nei primi decenni del XVII sec.
      Tuttavia, l’esito degli scavi archeologici, condotti nel 2004/2005 nel corso della realizzazione di un parcheggio sotterraneo, ha definitivamente smentito l’ipotesi – da molti e a lungo condivisa – della sua ubicazione nella zona all’incirca corrispondente all’attuale piazza San Carlo.
      Quanto alla documentazione cartografica, gli espliciti riferimenti all’anfiteatro risultano assenti o quantomeno imprecisi. In particolare, sebbene molto nota, non è attendibile la pianta del XIX sec. (in “Turin et ses curiosités” di Modesto Paroletti, 18) che rappresenta la città e i borghi extraurbani così come potevano presentarsi agli inizi del XV sec. e che riporta, a sud-est della Porta Marmorea, il disegno di un anfiteatro caratterizzato da un’improbabile forma circolare. Similmente, la possibile presenza di parte delle sue murature in una veduta di Torino della fine del XVI sec., oggi conservata all’Archivio Storico della Città di Torino e già citata dal Promis nel 1869, sarebbe motivata, ancora secondo il Grazzi, da “un intento didascalico e non realistico”.

      L’area della presumibile ubicazione dell’anfiteatro è stata più precisamente circoscritta dai soci del GAT tra il 2012 e il 2013, in base a suggerimenti cartografici non espliciti ma comunque significativi (cfr. in blbiografia e link web). Si ritiene possa coincidere con quella attualmente occupata dall’ex Arsenale militare (ora Scuola di Applicazione e Istituto di Studi Militari dell’Esercito Italiano), tra via Arsenale e via Arcivescovado, dunque a sud-ovest dell’antica Porta Marmorea (che si apriva là dove oggi si incrociano via S. Teresa e via S. Tommaso); tuttavia tale ipotesi non è stata sinora confermata da evidenze archeologiche.
      Sino ad oggi, l’unico indizio archeologico, peraltro non dirimente, della presenza di un anfiteatro a Torino nell’area suddetta consiste nei resti del grande collettore fognario extraurbano d’epoca romana (visibile nel parcheggio sotterraneo di via Roma), ipoteticamente atto a convogliare e scaricare le acque di un edificio pubblico di rilievo.
      Bibliografia:
      GRAZZI R., Torino romana, Torino, 1981, p. 38
      PAPOTTI L., Strutture per spettacolo del Piemonte romano, in “Archeologia in Piemonte”, Torino, 1998 – vol. II – “L’età romana”, pp. 111 e 113
      PANERO E., La Città romana in Piemonte, Cavallermaggiore, 2000, p. 184
      GRUPPO ARCHEOLOGICO TORINESE, Sulle tracce dell’anfiteatro romano di Torino, in “Guida Archeologica di Torino”, terza edizione, Torino, 2010, vol. II, pp. 47 e seguenti
      GRUPPO ARCHEOLOGICO TORINESE, Alla ricerca del monumento perduto, in “Taurasia”, Torino, 2013, pp. 9 e seguenti.
      http://archeocarta.org/torino-anfiteatro-romano/

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