Tre giorni a Villa Poma (Borgo Mantovano)

Si fa un viaggio attraverso la pianura padana, si percorrono autostrada, corsi, vie.
Fino ad andare a catturare l’attorno in grado di trasmettere ai sensi l’odore di un paese, della terra.
Il viaggio parte da Torino per finire a Villa Poma.
Paesino situato vicino a Poggio Rusco, in provincia di Mantova, al confine con l’Emilia Romagna.
A dieci chilometri c’è Mirandola, a cinquanta Ferrara e ad una trentina Modena.
Il viaggio si compie nella stagione invernale, ma quello che s’apre allo sguardo si trasforma nella mente, in tutte quelle volte che si è stati da quelle parti; in primavera, in estate…Nelle due stagioni dove la campagna offre i colori più vivi (per i “turisti”). Quelle stagioni, quando per chi lì vi lavora c’è più da faticare, e ai colori non bada.
Adesso è inverno, attorno si vede solo terra, qualche trattore ed una leggera foschia.
Il clima non è dalla nostra: non c’è il sole.
Ma c’è da dire che il clima non è nemmeno contro: non c’è nebbia.
Ma…A pensarci bene, visto il periodo, il viaggio e l’assenza di nebbia: il clima e’ dalla nostra!
Ci si fermerà due giorni.
Arrivati a destinazione, s’inforca la bici, una bicicletta di campagna, di quelle da uomo; con canna arrugginita, freni ad asticelle di metallo e i copertoni sporchi di fango secco.
Si pedala fino a Mirandola…In parte procedendo lungo la strada che collega l’Abetone al Brennero, e che passa di lì. Ed in parte percorrendo stradoni che solcano capezzagne, campi e poderi.
Affianco ai margini di quegli stradoni fatti di terra segnata dalle impronte dei trattori, scorrono fossati, in questo periodo privi di acqua.
Anche il Fiume Po è scarso, lo si è visto passando sopra il ponte di Ostiglia.
Un ponte in acciaio, dove sopra una sponda di sotto vi è una cascina che contro un lato del muro porta i segni dei colpi di mitraglia della seconda guerra mondiale. Dalla strada è impossibile riconoscerli.
Così, incanalati lungo quegli stradoni ci si perde dentro ad un orizzonte fatto di sola terra, alberi e fossi.
S’osserva meglio, dando di nuovo retta alla memoria, affinché il circondario invernale si riempie di verde primaverile, pioppeti, campi di mais…Le stalle s’arricchiscono di fieno verde, di nidi di rondine, di contadini che inveiscono in dialetto…Lungo i canali prende a scorrere acqua, acqua scura, con sopra una patina di minutissime ninfee , e con dentro “bucalon” (pesce gatti), anguille, carpe e rane. Con le libellule ferme nell’aria a volargli sopra.
Adesso è inverno e in giro non si vede nulla, nulla che vada oltre a qualche trattore, alberi spogli e terra.
Parecchi agricoltori si trovano chiusi dentro le stalle, assieme aa una manovalanza fatta di indiani emigrati lì.
A Torino se ne incontrano dentro nei locali, con mazzi di rose tra le braccia.
A detta di alcuni fattori, si tratta di persone in gamba, corrette…E dietro alle vacche da latte “vanno più che bene”. In India le mucche sono considerate animali sacri.
La mente torna a tritare tempo, riportando lì dove il dialetto si confonde tra emiliano veneto e lombardo.
Si arriva a Mirandola, la bici fa qualche gincana nella piazza principale, intanto che lo sguardo prende a ruotare. Attorno c’è poca gente, qualche anziano col cappello alla lobbia , diversi ragazzi cinesi che camminano, e dentro ad un bar di nuovo quel dialetto…Mantfan.
Di indiani in giro non se ne vedono. E’ giovedì mattina, e saranno nelle stalle.
Bisognerebbe rimanere fino alla domenica, per incontrarli in piazza.
Ma all’indomani si fa ritorno in città.
Così si sorseggia un caffè, s’osservano i cinesi, si sentono in lontananza i tir passare, assieme ai trattori di ritorno dal caseificio.
E s’ascolta quel dialetto…
Ci si aspettava solo quel dialetto.
Eppure in città, a Torino, il miscuglio di etnie e linguaggi e’ cosa normale.
Ci si è nati, cresciuti in mezzo, in mezzo ad un impasto di dialetti e tradizioni.
Prima, quelli del sud Italia mescolati a quelli del nord.
Ultimamente mescolati a quelli di altri stati.
Chissà come mai lì nella campagna, quelle lingue straniere insieme a quel dialetto suonano strano ?
Che si sia sbagliato periodo?
Che si sia sbagliato paese?
Oppure la realtà e’ quella lì?…Questa qui…
…a confrontare i fatti con la memoria.

Pubblicato da Torino da Scoprire

Un filo conduttore unisce informazioni d’interesse turistico a quelle per la quotidiana utilità regionale e cittadina, proponendo tramite finestre virtuali: suggerimenti, aneddoti, curiosità. Di pari una finestra farà breccia sul Mondo, l’altra, la principale, collegherà a Voi

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